venerdì 27 febbraio 2026

 

Il fantasma dell’isola



Autrice: Martha Attema

Casa editrice: Mondadori

Collana: Junior Giallo

Anno di pubblicazione: 2000

Numero di Pagine: 140

ISBN / EAN: 9788804482802

Età di lettura: young adult







Questo romanzo trae spunto dalla storia di Rikts, una leggenda della Fresia (Paesi Bassi). Della storia di Rixts esistono numerose varianti. L'autrice ne ha accolta una, e attorno ad essa ha sviluppato un romanzo. Tutto comincia in un pomeriggio di pioggia e vento: dopo la scuola, Rikst e una sua amica scoprono un corpo sulla spiaggia. I due ragazzi sono spaventati: da dove viene? E soprattutto è solamente un corpo morto o è veramente il fantasma di Rixts, la terribile strega? 




La recensione di un libro a sera (Da Monica)


Il fantasma dell’isola è uno di quei romanzi che ingannano con semplicità: si presenta come un giallo per ragazzi, con un corpo sulla spiaggia, un’isola che sembra trattenere il fiato e una leggenda che ritorna come un’eco. Ma basta poco per accorgersi che Martha Attema sta lavorando su un piano diverso, più intimo e più sottile. Il mistero è un pretesto: ciò che davvero interessa all’autrice è il modo in cui una famiglia custodisce le proprie crepe, e come una ragazza impari a guardare oltre ciò che le viene raccontato.


Personaggi che crescono “in diagonale”


Rikst è una protagonista credibile proprio perché non è costruita per essere eroica. È curiosa, impulsiva, a tratti ingenua, ma sempre attraversata da una sensibilità che la porta a interrogarsi più sulle persone che sugli indizi. Attema la tratteggia con mano leggera: non la spiega mai, la lascia emergere dai gesti, dai silenzi, dalle intuizioni che le sfuggono e poi ritornano.

Gli adulti che la circondano non sono figure monolitiche: sono fragili, contraddittori, spesso più spaventati dei ragazzi stessi. È qui che il romanzo trova la sua profondità: nella consapevolezza che crescere significa scoprire che gli adulti non sono custodi della verità, ma esseri umani che cercano di sopravvivere alle proprie ombre.


Un’isola che respira


L’ambientazione è semplice, quasi essenziale, ma funziona proprio per questo. L’isola frisona non è descritta con abbondanza di dettagli, eppure la si percepisce: il vento che cambia direzione, la spiaggia che sembra sempre sul punto di rivelare qualcosa, le case che trattengono più storie di quante ne mostrino. È un luogo che non invade la narrazione, ma la sostiene, come un basso continuo.


Una scrittura scorrevole che non banalizza


La prosa di Attema è limpida, diretta, senza compiacimenti. Scorre veloce, ma non è mai superficiale. Ogni scena ha un ritmo preciso, ogni dialogo porta un peso emotivo che si avverte anche quando non viene esplicitato. La traduzione italiana restituisce bene questa essenzialità: non appesantisce, non smussa, mantiene quella naturalezza che permette al lettore di entrare nella storia senza attriti.



Un giallo che parla di ciò che non si dice


Il romanzo funziona come giallo, certo: c’è tensione, ci sono sospetti, ci sono adulti che nascondono più di quanto ammettano. Ma il cuore è altrove. È un libro che parla di ciò che resta taciuto nelle famiglie, di come i segreti si insinuino nelle relazioni, di come la verità — quando arriva — non sia mai un colpo di scena, ma un lento riassestarsi dello sguardo.

Attema costruisce un percorso di crescita che non ha bisogno di grandi rivelazioni per essere incisivo. Basta un dettaglio, un gesto, una frase detta a metà per far capire che Rikst sta cambiando, che sta imparando a vedere davvero.




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