Il persecutore
Autore: Ian Rankin
Traduzzione: Isabella Zani
Editore: Longanesi
Anno edizione: 2011
Numero di pagine: 471 p.
EAN: 9788830428331
Sinossi
Si chiama Malcolm Fox e il suo nome è fra i più odiati della polizia di Edimburgo. Perché i criminali su cui indaga sono soggetti molto particolari. Sono altri poliziotti. Fox è l'astro nascente della sezione Disciplinare, meglio conosciuta come la Lamentele. Indagare sui reati commessi dai suoi stessi colleghi gli ha procurato molti guai, soprattutto da quando è riuscito a far incriminare il detective Glen Heaton, accusato di corruzione. Nella vita privata non ha lo stesso successo: ha alle spalle un matrimonio fallito nel giro di pochi mesi per i suoi problemi con l'alcol, un padre affidato a una costosa casa di cura di cui lui stesso paga la retta e una sorella che lo preoccupa, soprattutto per la sua relazione con un poco di buono che la picchia. Fa da sfondo una Edimburgo stravolta dagli interminabili lavori per la costruzione della linea tranviaria, dove altri enormi cantieri edili fanno i conti con la recessione e la crisi economica internazionale. Gli speculatori rischiano di perdere ogni cosa e sono disposti a tutto pur di salvarsi. Proprio ora che le attenzioni di Fox sono concentrate su un giovane collega sospettato di far parte di una rete di pedofili, uno degli operai di quei cantieri viene trovato morto. È il compagno di sua sorella. Ed è stato brutalmente ucciso. Questa volta, la sfida che Malcolm Fox ha davanti sembra essere la più pericolosa...
La recensione di un libro a sera (da Erika)
Il persecutore è un thriller che lavora più sulla tensione psicologica che sull’azione. Rankin costruisce un romanzo dove la paura non è solo un’emozione, ma un ambiente: si respira nelle strade, nei silenzi, nei pensieri dei personaggi. Rebus è il fulcro della storia, con la sua capacità di vedere oltre le versioni ufficiali e di cogliere ciò che gli altri ignorano.
Il romanzo funziona soprattutto quando esplora la mente del presunto perseguitato, mostrando quanto sia sottile la linea tra vittima e carnefice. Meno efficace quando si perde in sottotrame che non sempre trovano una risoluzione soddisfacente.
Resta comunque un’opera intensa, cupa e ben costruita, ideale per chi ama i thriller che non si limitano al “chi è stato?”, ma scavano nel “perché succede?” e nel “cosa significa davvero avere paura?”.
Stile di scrittura
Rankin adotta uno stile ruvido, essenziale e profondamente atmosferico.
Le descrizioni di Edimburgo sono taglienti, quasi cinematografiche, e creano un senso di inquietudine costante.
I dialoghi sono asciutti, spesso ironici, con quella vena di sarcasmo tipica di Rebus.
La narrazione alterna ritmo serrato e momenti più lenti, dedicati alla psicologia dei personaggi.
Rankin non indulge in spiegazioni: preferisce lasciare che il lettore colga i dettagli tra le righe, costruendo tensione attraverso omissioni e silenzi.
Il risultato è un thriller che non punta solo all’azione, ma alla percezione distorta e alla fragilità emotiva dei protagonisti.
Pro e contro
Punti di forza
Atmosfera potente: Edimburgo diventa un personaggio a sé, cupo e pieno di ombre.
Indagine psicologica: il romanzo esplora la paranoia, la paura e la manipolazione con grande sensibilità.
Rebus in forma: il suo cinismo, la sua umanità e il suo metodo poco convenzionale rendono ogni scena viva.
Tensione crescente: la storia si stringe attorno al lettore come una morsa, senza mai perdere intensità.
Debolezze
Ritmo irregolare: alcune parti centrali rallentano, con molte riflessioni interne.
Trama non sempre lineare: la struttura frammentata può confondere chi cerca un thriller più diretto.
Finale ambiguo: non offre una chiusura completamente netta, lasciando spazio a interpretazioni.
Personaggi secondari meno incisivi: alcuni rimangono sullo sfondo senza svilupparsi pienamente.






