giovedì 16 luglio 2026

 

Memorie di Hammerfalls


Autore: J. Reed

Editore: LFA Publisher

Anno edizione: 2026

Numero di pagine: 272.p

EAN: 9788833439679





Melody Kovalevsky non ha mai avuto una vita semplice: a scuola è un bersaglio, a casa un peso, e nella cittadina di Hammerfalls ogni errore diventa un marchio. Quando tutto sembra crollare, un gruppo di ragazze la sorprende con un gesto inatteso. È l’inizio di un legame fragile e prezioso, fatto di confidenze, risate e piccole attenzioni che, in quel lungo inverno, scaldano più di quanto Melody voglia inizialmente ammettere. Ma Hammerfalls non è un luogo innocente. Sotto la neve e i sorrisi di facciata si muovono voci, segreti e ombre che sembrano seguirla ovunque. Ricordi confusi, sogni troppo vividi, dettagli fuori posto e una serie di eventi inquietanti iniziano a intrecciarsi, come se qualcuno stesse cercando di farle ricordare ciò che lei ha imparato a dimenticare. Tra nuove amicizie e un passato che torna a bussare, Melody dovrà trovare il coraggio di fidarsi e di guardare in faccia la verità. Perché a volte crescere significa proprio questo: scegliere chi essere, anche quando il mondo ha provato a spegnerti.



La recensione di un libro a sera (da Erika)


Un romanzo che pulsa di vita e ombra

La forza di Memorie di Hammerfalls sta nella sua capacità di rendere tangibile la fragilità umana. Melody Kovalevsky è un personaggio che rimane addosso: non perché sia perfetta, ma perché è vera. Le sue paure, i ricordi spezzati, la fame che stringe lo stomaco, la solitudine che diventa eco… tutto è narrato con una delicatezza che non addolcisce, ma amplifica.

Hammerfalls è un luogo che sembra respirare: neve che copre e nasconde, sorrisi che proteggono e tradiscono, voci che sussurrano verità che Melody non è pronta a ricordare. È un ambiente narrativo costruito con una precisione quasi cinematografica, dove ogni dettaglio è un indizio, ogni atmosfera un presagio.

La scrittura di J. Reed: una lama e una carezza

Lo stile di J. Reed è intenso, evocativo, profondamente empatico.

  • Le frasi sono scolpite con una cura che non si nota subito, ma si sentono. Ironiche, dolci, decise.

  • I dialoghi sono essenziali, mai superflui, sempre carichi di sottotesto che sembra gentile, ma contiene una verità affilata.

  • Le descrizioni non rallentano: avvolgono il lettore immergendolo nei luoghi della storia.

  • La psicologia dei personaggi è trattata con una maturità rara, senza mai cadere nel melodramma.

È una scrittura che sa essere poetica senza perdere concretezza, che sa essere dura senza diventare cinica. Una scrittura che accompagna Melody senza giudicarla, lasciando che sia il lettore a scoprire, pezzo dopo pezzo, cosa significa davvero sopravvivere.

Perché questo libro colpisce così tanto

  • Melody è una protagonista che non si dimentica: fragile, combattuta, luminosa proprio nelle sue crepe.

  • Hammerfalls è un microcosmo perfetto per un noir psicologico: freddo, vivo, inquietante.

  • Le amicizie che nascono nel romanzo sono tra le più belle e credibili lette negli ultimi anni: non salvano, ma scaldano il cuore del lettore. 

  • Il mistero che avvolge la memoria di Melody è gestito con maestria, senza fretta, senza forzature.

  • La tematica della crescita è trattata con una sincerità che commuove: crescere non è diventare forti, è scegliere chi essere.

In sintesi

Memorie di Hammerfalls è un romanzo che vibra. Un viaggio nella mente, nel dolore, nella speranza. Una storia che parla di identità, di coraggio, di verità — e di quanto possa essere difficile guardarla in faccia.

È uno di quei libri che, una volta chiuso, lascia una scia: un pensiero che torna, un’immagine che resta, una domanda che non smette di bussare.













mercoledì 15 luglio 2026

 

Il persecutore




Autore: Ian Rankin

Traduzzione: Isabella Zani

Editore: Longanesi

Anno edizione: 2011

Numero di pagine: 471 p.

EAN: 9788830428331





Sinossi


Si chiama Malcolm Fox e il suo nome è fra i più odiati della polizia di Edimburgo. Perché i criminali su cui indaga sono soggetti molto particolari. Sono altri poliziotti. Fox è l'astro nascente della sezione Disciplinare, meglio conosciuta come la Lamentele. Indagare sui reati commessi dai suoi stessi colleghi gli ha procurato molti guai, soprattutto da quando è riuscito a far incriminare il detective Glen Heaton, accusato di corruzione. Nella vita privata non ha lo stesso successo: ha alle spalle un matrimonio fallito nel giro di pochi mesi per i suoi problemi con l'alcol, un padre affidato a una costosa casa di cura di cui lui stesso paga la retta e una sorella che lo preoccupa, soprattutto per la sua relazione con un poco di buono che la picchia. Fa da sfondo una Edimburgo stravolta dagli interminabili lavori per la costruzione della linea tranviaria, dove altri enormi cantieri edili fanno i conti con la recessione e la crisi economica internazionale. Gli speculatori rischiano di perdere ogni cosa e sono disposti a tutto pur di salvarsi. Proprio ora che le attenzioni di Fox sono concentrate su un giovane collega sospettato di far parte di una rete di pedofili, uno degli operai di quei cantieri viene trovato morto. È il compagno di sua sorella. Ed è stato brutalmente ucciso. Questa volta, la sfida che Malcolm Fox ha davanti sembra essere la più pericolosa... 



La recensione di un libro a sera (da Erika)


Il persecutore è un thriller che lavora più sulla tensione psicologica che sull’azione. Rankin costruisce un romanzo dove la paura non è solo un’emozione, ma un ambiente: si respira nelle strade, nei silenzi, nei pensieri dei personaggi. Rebus è il fulcro della storia, con la sua capacità di vedere oltre le versioni ufficiali e di cogliere ciò che gli altri ignorano.

Il romanzo funziona soprattutto quando esplora la mente del presunto perseguitato, mostrando quanto sia sottile la linea tra vittima e carnefice. Meno efficace quando si perde in sottotrame che non sempre trovano una risoluzione soddisfacente.

Resta comunque un’opera intensa, cupa e ben costruita, ideale per chi ama i thriller che non si limitano al “chi è stato?”, ma scavano nel “perché succede?” e nel “cosa significa davvero avere paura?”.


Stile di scrittura


Rankin adotta uno stile ruvido, essenziale e profondamente atmosferico.

  • Le descrizioni di Edimburgo sono taglienti, quasi cinematografiche, e creano un senso di inquietudine costante.

  • I dialoghi sono asciutti, spesso ironici, con quella vena di sarcasmo tipica di Rebus.

  • La narrazione alterna ritmo serrato e momenti più lenti, dedicati alla psicologia dei personaggi.

  • Rankin non indulge in spiegazioni: preferisce lasciare che il lettore colga i dettagli tra le righe, costruendo tensione attraverso omissioni e silenzi.

Il risultato è un thriller che non punta solo all’azione, ma alla percezione distorta e alla fragilità emotiva dei protagonisti.


Pro e contro


Punti di forza

  • Atmosfera potente: Edimburgo diventa un personaggio a sé, cupo e pieno di ombre.

  • Indagine psicologica: il romanzo esplora la paranoia, la paura e la manipolazione con grande sensibilità.

  • Rebus in forma: il suo cinismo, la sua umanità e il suo metodo poco convenzionale rendono ogni scena viva.

  • Tensione crescente: la storia si stringe attorno al lettore come una morsa, senza mai perdere intensità.


Debolezze

  • Ritmo irregolare: alcune parti centrali rallentano, con molte riflessioni interne.

  • Trama non sempre lineare: la struttura frammentata può confondere chi cerca un thriller più diretto.

  • Finale ambiguo: non offre una chiusura completamente netta, lasciando spazio a interpretazioni.

  • Personaggi secondari meno incisivi: alcuni rimangono sullo sfondo senza svilupparsi pienamente.


venerdì 27 febbraio 2026

 

Il fantasma dell’isola



Autrice: Martha Attema

Casa editrice: Mondadori

Collana: Junior Giallo

Anno di pubblicazione: 2000

Numero di Pagine: 140

ISBN / EAN: 9788804482802

Età di lettura: young adult







Questo romanzo trae spunto dalla storia di Rikts, una leggenda della Fresia (Paesi Bassi). Della storia di Rixts esistono numerose varianti. L'autrice ne ha accolta una, e attorno ad essa ha sviluppato un romanzo. Tutto comincia in un pomeriggio di pioggia e vento: dopo la scuola, Rikst e una sua amica scoprono un corpo sulla spiaggia. I due ragazzi sono spaventati: da dove viene? E soprattutto è solamente un corpo morto o è veramente il fantasma di Rixts, la terribile strega? 




La recensione di un libro a sera (Da Monica)


Il fantasma dell’isola è uno di quei romanzi che ingannano con semplicità: si presenta come un giallo per ragazzi, con un corpo sulla spiaggia, un’isola che sembra trattenere il fiato e una leggenda che ritorna come un’eco. Ma basta poco per accorgersi che Martha Attema sta lavorando su un piano diverso, più intimo e più sottile. Il mistero è un pretesto: ciò che davvero interessa all’autrice è il modo in cui una famiglia custodisce le proprie crepe, e come una ragazza impari a guardare oltre ciò che le viene raccontato.


Personaggi che crescono “in diagonale”


Rikst è una protagonista credibile proprio perché non è costruita per essere eroica. È curiosa, impulsiva, a tratti ingenua, ma sempre attraversata da una sensibilità che la porta a interrogarsi più sulle persone che sugli indizi. Attema la tratteggia con mano leggera: non la spiega mai, la lascia emergere dai gesti, dai silenzi, dalle intuizioni che le sfuggono e poi ritornano.

Gli adulti che la circondano non sono figure monolitiche: sono fragili, contraddittori, spesso più spaventati dei ragazzi stessi. È qui che il romanzo trova la sua profondità: nella consapevolezza che crescere significa scoprire che gli adulti non sono custodi della verità, ma esseri umani che cercano di sopravvivere alle proprie ombre.


Un’isola che respira


L’ambientazione è semplice, quasi essenziale, ma funziona proprio per questo. L’isola frisona non è descritta con abbondanza di dettagli, eppure la si percepisce: il vento che cambia direzione, la spiaggia che sembra sempre sul punto di rivelare qualcosa, le case che trattengono più storie di quante ne mostrino. È un luogo che non invade la narrazione, ma la sostiene, come un basso continuo.


Una scrittura scorrevole che non banalizza


La prosa di Attema è limpida, diretta, senza compiacimenti. Scorre veloce, ma non è mai superficiale. Ogni scena ha un ritmo preciso, ogni dialogo porta un peso emotivo che si avverte anche quando non viene esplicitato. La traduzione italiana restituisce bene questa essenzialità: non appesantisce, non smussa, mantiene quella naturalezza che permette al lettore di entrare nella storia senza attriti.



Un giallo che parla di ciò che non si dice


Il romanzo funziona come giallo, certo: c’è tensione, ci sono sospetti, ci sono adulti che nascondono più di quanto ammettano. Ma il cuore è altrove. È un libro che parla di ciò che resta taciuto nelle famiglie, di come i segreti si insinuino nelle relazioni, di come la verità — quando arriva — non sia mai un colpo di scena, ma un lento riassestarsi dello sguardo.

Attema costruisce un percorso di crescita che non ha bisogno di grandi rivelazioni per essere incisivo. Basta un dettaglio, un gesto, una frase detta a metà per far capire che Rikst sta cambiando, che sta imparando a vedere davvero.




lunedì 16 febbraio 2026

 

Josée, la tigre e i pesci


Autrice: Seiko Tanabe

Traduttori: Matteo Cremaschi, Davide Campari, Alessandro Colombo

Editore: Edizioni BD

Anno edizione: 2021

Numero di pagine: 196 p., Brossura

ISBN: 9788834906361








Tsuneo è uno studente universitario e Josee, che usa questo nome fittizio ispirandosi alla protagonista del suo libro preferito, una ragazzina che raramente esce di casa da sola a causa dell'incapacità di camminare causata da una paralisi cerebrale. I due si incontrano per caso quando Tsuneo, camminando per la città, salva Josee da un incidente mortale. Stringendo amicizia con la ragazza e la nonna, Tsuneo riuscirà piano piano a farsi strada nella vita della ragazza, riuscendo ad abbattere i muri in cui lei stessa si è rinchiusa.




La recensione di un libri a sera (da Roberta)


Leggendo questa raccolta di racconti di Seiko Tanabe, pubblicata da Edizioni BD nel 2021, ci si accorge subito di una cosa: chi arriva qui aspettandosi la storia dell’anime o del manga omonimo rischia un brusco risveglio. Il racconto che ha ispirato il film c’è, ed è probabilmente il più riuscito insieme al primo, ma il resto del volume si muove in tutt’altra direzione. E forse è proprio questo scarto che spiazza molti lettori.

Tanabe non costruisce storie “romantiche” nel senso a cui siamo abituati. Non cerca l’incanto, non cerca la catarsi. Le sue protagoniste, perché sono quasi sempre donne, osservano il mondo delle relazioni con un realismo tagliente, a volte crudele, altre volte semplicemente disilluso. È una sensibilità nipponica molto precisa: asciutta, pragmatica, poco incline al sentimentalismo. L’amore, quando c’è, è un lampo che serve più a illudersi che a trasformarsi davvero.

Si nota nel suo tono: una sorta di malinconia piatta, quotidiana, che non esplode mai ma rimane lì, come un velo grigio sulle cose. Io l’ho percepita allo stesso modo. Le coppie che Tanabe racconta sembrano spesso impegnate in una recita: matrimoni che funzionano solo in superficie, relazioni che si tengono in piedi per convenzione, donne che cercano conferme fuori dalla coppia perché dentro non trovano più nulla. Lui come stampella, lei come guscio vuoto. Una dinamica che, pur appartenendo a un contesto giapponese, ricorda molto certe facciate sociali che vediamo anche da noi.

È un libro che non consola. Non è nemmeno un libro che ferisce. Rimane in quella zona intermedia in cui la vita appare per ciò che è: imperfetta, ripetitiva, a volte un po’ triste.

Alcuni lettori hanno trovato questa scelta stilistica elegante e coerente; altri l’hanno percepita come monotona o priva di slancio emotivo. Io mi colloco in mezzo: non posso dire che mi abbia conquistato, ma nemmeno che mi abbia deluso del tutto. Mi è sembrato piuttosto un libro che manca di qualcosa, forse di calore, forse di un punto di vista più rischioso, ma che allo stesso tempo restituisce un ritratto onesto, quasi chirurgico, delle relazioni umane.

Se ci si avvicina aspettandosi la magia dell’anime, si rimane spiazzati. Se invece lo si legge come un piccolo atlante della disillusione sentimentale giapponese, allora Tanabe mostra una voce precisa, riconoscibile, anche quando non completamente coinvolgente.


venerdì 16 gennaio 2026

 

La città del tempo



Autrice: Diana Wynne Jones

Traduzione italiana: Serena Scodeller

Editore: Kappalab

Anno edizione: 2015

Numero di pagine : 283 p

Isbn: 9788898002825 




È un'intera città errante nello spazio-tempo dai cui portali è possibile raggiungere qualsiasi luogo e istante della Storia. È stata costruita nell'antichità da Faber John, la cui esistenza è persa tra storia e leggenda. È vicina alla propria fine, e sta per disgregarsi a causa della Signora del Tempo. Vivian Smith, un'ignara ragazzina sfollata da Londra durante i bombardamenti del 1939, viene rapita dai giovani Jonathan e Sam e condotta nella loro incredibile Città del Tempo, dove le autorità sembrano più dedite a celebrare riti e cerimonie piuttosto che ad agire concretamente per salvare il luogo in cui vivono e da cui vigilano sulla Storia. Jonathan e Sam sono convinti che Vivian Smith sia in realtà la Signora del Tempo, e pensano quindi di poter risolvere il problema da soli... prima di scoprire che proprio il loro intervento potrebbe aver destabilizzato l'intero corso della Storia!



La recensione di un libro a sera (Da Erika e Little Rebel)


La città del tempo è un romanzo che colpisce soprattutto per l’idea di fondo: una città fuori dal tempo, piena di portali che conducono a qualsiasi epoca, e un equilibrio storico che rischia di crollare. È un concept che molti lettori hanno definito “vividamente immaginativo” e quasi impossibile da rendere in un film senza perderne la magia.

Il romanzo presenta alti e bassi, probabilmente dovuti alla traduzione e a un editing non sempre impeccabile. Questo è coerente con alcune impressioni dei lettori italiani, che notano una certa discontinuità nel ritmo e nella resa linguistica.

I personaggi risultano ben caratterizzati, anche se talvolta un po’ irritanti, probabilmente voluto dall'autrice. Vivian è una protagonista “per caso”, trascinata in un’avventura più grande di lei, e questo la rende credibile e simpatica.

La città stessa è il vero cuore del romanzo: bizzarra, cerimoniosa, decadente, con un tocco quasi fantapocalittico. È un mondo che ricorda certe atmosfere alla Ghibli, soprattutto per l’unione di meraviglia, caos e malinconia.

La trama è “carina”, e soprattutto ricca di scoperte intriganti e avventure stravaganti. I salti temporali sono gestiti con fantasia più che con rigore scientifico, e questo contribuisce al tono leggero e avventuroso.

Alcuni lettori considerano il romanzo uno dei più riusciti della Jones proprio per la sua miscela di humour, avventura e worldbuilding fuori dagli schemi.


Un Confronto con Howl 

La città del tempo non è paragonabile alla trilogia di Howl, non per stile o trama, ma perché e un fantasy di tipo diverso:

Howl è fantasy magico, romantico e fiabesco.

La città del tempo è più vicino alla fantascienza giocosa, con viaggi temporali e paradossi.


Pregi e difetti


Pregi

Mondo originale e ricchissimo

Atmosfera unica, sospesa tra fantasy e sci-fi

Personaggi vivaci e dinamici

Umorismo tipico della Jones

Avventura piena di colpi di scena


Difetti

Traduzione italiana non sempre fluida

Editing migliorabile

Ritmo altalenante

Alcune parti un po’ dispersive


Valutazione complessiva

Un romanzo creativo, bizzarro e affascinante, con un mondo che rimane impresso e un’avventura che mescola humour, mistero e viaggi nel tempo. Non perfetto nella resa italiana, ma sicuramente memorabile per chi ama i mondi fuori dagli schemi.


martedì 25 novembre 2025

 

Il castello in aria



Autorice: Diana Wynne Jones

Traduttore: D. Ventura

Editore: Kappa Edizioni

Anno di edizione: 2007

Numero di pagine: 202.p

EAN: 978887471106




Il castello in aria è il seguito ideale de Il castello errante di Howl. Ambientato in un mondo che mescola suggestioni da Le mille e una notte con i paesaggi e le atmosfere più classiche della letteratura fantasy occidentale, il romanzo segue le avventure di Abdullah, un giovane mercante di tappeti che sogna una vita diversa. Il suo destino cambia radicalmente quando entra in possesso di un tappeto magico e incontra la bellissima principessa Flower-in-the-Night. Tra genî capricciosi, castelli volanti e intrighi regali, Abdullah si ritrova catapultato in un’avventura che lo porterà a incrociare i protagonisti del celebre Castello errante di Howl, in un intreccio di ironia, magia e colpi di scena.


La recensione di un libro a sera (da Little Rebel)

Diana Wynne Jones dimostra ancora una volta la sua maestria nel creare mondi incantati e personaggi indimenticabili. Il castello in aria è una vera festa per l’immaginazione: un romanzo che riesce a fondere l’esotismo delle fiabe orientali con la vivacità e l’umorismo tipici del fantasy moderno.

La scrittura è brillante, ironica e sorprendentemente leggera, capace di trasportare il lettore in un viaggio che alterna momenti di pura meraviglia a situazioni comiche irresistibili. Abdullah è un protagonista diverso da Howl e Sophie, ma altrettanto affascinante: un sognatore che, tra ingenuità e coraggio, conquista pagina dopo pagina.

Il ritorno dei personaggi del Castello errante è un regalo per i fan, che ritroveranno vecchie conoscenze in un contesto nuovo e avventuroso. La trama è un continuo susseguirsi di colpi di scena, con tappeti volanti, genî dispettosi e castelli che sfidano la logica, in un crescendo che non lascia mai spazio alla noia.

In definitiva, Il castello in aria è un libro che diverte, incanta e sorprende: una lettura perfetta per chi ama la fantasia senza confini e desidera perdersi in un’avventura che profuma di magia e sogno.


mercoledì 19 novembre 2025

 

LA CASA PER OGNI DOVE


Autrice: Diana Wynne Jones

Traduttore: F. Guerra

Editore: Kappalab

Anno edizione: 2014

Numero di pagine: 208 p.

EAN: 9788898002610




Charmain Baker vive serenamente, trascorrendo le sue giornate tra i libri. Quando un bel giorno deve raggiungere il prozio William che giace a letto ammalato, sembra l'occasione per vivere una bella avventura. Ma la cose si complicano quando scopre che William è un potente mago e che la sua casa si sposta nello spazio e nel tempo. Charmain non è certo preparata ad avere a che fare con una casa magica! Aprendo una porta si può passare dalla sala alla cucina, ma anche trovarsi proiettati in una terra lontana. Fin dal suo arrivo, Charmain Baker farà una serie di incontri a dir poco sorprendenti, ma la sua vita prenderà una piega inaspettata solo quando incontrerà dei personaggi che ben conosciamo: Sophie, il demone Calcifer e, sotto mentite spoglie, il terribile mago Howl! Questo romanzo costituisce il terzo capitolo de "Il castello errante di How",


La recensione di un libro a sera (Da Little Rebel)

La casa per ogni dove” di Diana Wynne Jones è un romanzo che cattura fin dall’inizio grazie al suo ritmo serrato e alla fantasia inesauribile. La storia segue Charmain Baker, una ragazza che si ritrova custode della misteriosa dimora del prozio William, un potente mago. Ma questa non è una casa qualunque: ogni porta può aprirsi su luoghi e tempi diversi, trasformando la quotidianità in un’avventura continua.

La narrazione è un susseguirsi di eventi che non lascia spazio alla noia: enigmi, incontri inattesi e magie si intrecciano in un flusso vivace e sorprendente. I personaggi sono ben caratterizzati e divertenti: Charmain, con la sua ironia e curiosità, si affianca a figure già amate dai lettori della saga di Howl, come Sophie, Calcifer e l’imprevedibile Howl stesso. Ognuno porta con sé un tocco di originalità che arricchisce la trama e rende la lettura ancora più coinvolgente.

Jones riesce a mescolare umorismo e immaginazione con grande maestria, creando un mondo che affascina i ragazzi ma che sa parlare anche agli adulti. È un libro che si legge d’un fiato, capace di trasportare chiunque in un universo magico e pieno di sorprese.

In definitiva, “La casa per ogni dove” è una lettura entusiasmante, brillante e adatta a tutte le età: un’avventura indimenticabile che conferma il talento narrativo di Diana Wynne Jones e arricchisce l’universo del castello errante di Howl.