Josée, la tigre e i pesci
Autrice: Seiko Tanabe
Traduttori: Matteo Cremaschi, Davide Campari, Alessandro Colombo
Editore: Edizioni BD
Anno edizione: 2021
Numero di pagine: 196 p., Brossura
ISBN: 9788834906361
Tsuneo è uno studente universitario e Josee, che usa questo nome fittizio ispirandosi alla protagonista del suo libro preferito, una ragazzina che raramente esce di casa da sola a causa dell'incapacità di camminare causata da una paralisi cerebrale. I due si incontrano per caso quando Tsuneo, camminando per la città, salva Josee da un incidente mortale. Stringendo amicizia con la ragazza e la nonna, Tsuneo riuscirà piano piano a farsi strada nella vita della ragazza, riuscendo ad abbattere i muri in cui lei stessa si è rinchiusa.
La recensione di un libri a sera (da Roberta)
Leggendo questa raccolta di racconti di Seiko Tanabe, pubblicata da Edizioni BD nel 2021, ci si accorge subito di una cosa: chi arriva qui aspettandosi la storia dell’anime o del manga omonimo rischia un brusco risveglio. Il racconto che ha ispirato il film c’è, ed è probabilmente il più riuscito insieme al primo, ma il resto del volume si muove in tutt’altra direzione. E forse è proprio questo scarto che spiazza molti lettori.
Tanabe non costruisce storie “romantiche” nel senso a cui siamo abituati. Non cerca l’incanto, non cerca la catarsi. Le sue protagoniste, perché sono quasi sempre donne, osservano il mondo delle relazioni con un realismo tagliente, a volte crudele, altre volte semplicemente disilluso. È una sensibilità nipponica molto precisa: asciutta, pragmatica, poco incline al sentimentalismo. L’amore, quando c’è, è un lampo che serve più a illudersi che a trasformarsi davvero.
Si nota nel suo tono: una sorta di malinconia piatta, quotidiana, che non esplode mai ma rimane lì, come un velo grigio sulle cose. Io l’ho percepita allo stesso modo. Le coppie che Tanabe racconta sembrano spesso impegnate in una recita: matrimoni che funzionano solo in superficie, relazioni che si tengono in piedi per convenzione, donne che cercano conferme fuori dalla coppia perché dentro non trovano più nulla. Lui come stampella, lei come guscio vuoto. Una dinamica che, pur appartenendo a un contesto giapponese, ricorda molto certe facciate sociali che vediamo anche da noi.
È un libro che non consola. Non è nemmeno un libro che ferisce. Rimane in quella zona intermedia in cui la vita appare per ciò che è: imperfetta, ripetitiva, a volte un po’ triste.
Alcuni lettori hanno trovato questa scelta stilistica elegante e coerente; altri l’hanno percepita come monotona o priva di slancio emotivo. Io mi colloco in mezzo: non posso dire che mi abbia conquistato, ma nemmeno che mi abbia deluso del tutto. Mi è sembrato piuttosto un libro che manca di qualcosa, forse di calore, forse di un punto di vista più rischioso, ma che allo stesso tempo restituisce un ritratto onesto, quasi chirurgico, delle relazioni umane.
Se ci si avvicina aspettandosi la magia dell’anime, si rimane spiazzati. Se invece lo si legge come un piccolo atlante della disillusione sentimentale giapponese, allora Tanabe mostra una voce precisa, riconoscibile, anche quando non completamente coinvolgente.






