venerdì 30 ottobre 2026

 🎃👻 Risposta ai lettori del blog 👻🎃

Tra una zucca intagliata alla Jack O'Lantern, qualche fantasmino svolazzante, una manciata di dolcetti e qualche libro inquietante da leggere sotto una coperta nelle sere d'autunno, approfittiamo di Halloween per rispondere a due domande che ogni tanto ci vengono rivolte.

🎃 Domanda 1: Perché recensite meno libri rispetto al passato?

Risposta:
Non è una scelta programmata né una decisione presa a tavolino. Le ragioni sono principalmente due.

La prima è molto semplice: il tempo. Tutte le lettrici e i lettori che collaborano con il blog lo fanno per passione e, come tutti, devono fare i conti con lavoro, famiglia, impegni e vita quotidiana. Il tempo che ciascuno può dedicare alla lettura varia inevitabilmente da periodo a periodo.

La seconda riguarda il gradimento personale. Non tutto ciò che leggiamo genera il desiderio di scriverne. A volte un libro è valido ma non lascia particolari emozioni, altre volte semplicemente non sentiamo di avere qualcosa di interessante da aggiungere a ciò che è già stato detto da altri.

Per questo motivo il numero delle recensioni può variare, ma preferiamo pubblicare meno articoli piuttosto che scrivere recensioni frettolose o prive di reale coinvolgimento.

👻 Domanda 2: Perché sul blog si trovano così poche recensioni negative?

Risposta:
Anche qui la risposta è collegata alla precedente.

La linea che abbiamo sempre seguito è molto semplice: quando possibile preferiamo non recensire libri che non ci sono piaciuti affatto.

Le critiche, quando sono motivate e costruttive, sono utili e hanno assolutamente diritto di esistere. Diverso è il discorso delle stroncature fine a sé stesse. Spesso servono più a creare polemiche o ad attirare attenzione che ad offrire un reale servizio a chi legge.

Le nostre recensioni si basano certamente su alcuni criteri il più possibile oggettivi, ma la componente personale resta inevitabile. Dopotutto stiamo parlando di libri, e ogni lettore vive una storia in modo diverso.

Per questo motivo può capitare di trovare osservazioni critiche o valutazioni moderate, ma molto raramente pubblicheremo recensioni completamente distruttive. Preferiamo dedicare spazio ai libri che, nel bene o nel male, pensiamo possano offrire qualcosa ai nostri lettori.

🎃🍬👻

Un caro saluto a tutti coloro che ci seguono, ci leggono e continuano a condividere con noi questa passione per i libri.

Grazie per esserci sempre.

Buon Halloween! 🎃👻🍭🍬
Che la vostra notte sia popolata da fantasmini simpatici, lanterne sorridenti, dolcetti a volontà... e magari da qualche ottima lettura da brivido. 📚🕯️👻

 

Bambini in Gabbia



Autore: Peter Turnbull

Traduttore: L. Perria

Editore: Meridiano Zero

Anno edizione: 2000

Numero di pagine: 256 p.

EAN: 9788882370237




Sinossi


Nella brughiera viene rinvenuto il corpo di un bambino vittima di terribili violenze. Il dettaglio più inquietante è che nessuno ne ha denunciato la scomparsa. Mentre la polizia di York cerca di identificarlo, un'indagine parallela dei servizi sociali su alcuni minori abusati porta alla luce collegamenti sempre più oscuri. Testimoni inattendibili, famiglie apparentemente rispettabili, pornografia infantile e segreti sepolti sotto una patina di normalità convergono lentamente verso una verità sconvolgente.




La recensione di un libro a sera (Da Rebecca)


Bambini in gabbia di Peter Turnbull non è un brutto romanzo. Anzi, affronta un tema durissimo con una serietà e un realismo che mettono spesso a disagio il lettore. Sapendo che l'autore ha lavorato per anni come assistente sociale, certe situazioni risultano ancora più credibili e disturbanti.

Il problema del libro, almeno dal mio punto di vista, non è ciò che racconta, ma il modo in cui lo racconta.

La trama è costruita come una rete complessa di indagini, testimonianze e personaggi che si intrecciano tra loro. Poliziotti, assistenti sociali, vittime, sospettati e figure marginali entrano ed escono continuamente dalla scena. Si percepisce l'intento dell'autore di mostrare un male diffuso, ramificato e nascosto dietro la facciata della vita quotidiana. Da questo punto di vista il romanzo è efficace.

Tuttavia, proprio perché l'attenzione si sposta continuamente da un personaggio all'altro, manca una vera figura centrale capace di accompagnare il lettore lungo il percorso. Si segue l'indagine, si comprendono gli eventi, ma raramente ci si affeziona a qualcuno. I personaggi finiscono per diventare strumenti della narrazione più che individui memorabili.

Il risultato è curioso: una volta terminato il libro si ricorda perfettamente il disagio che suscita, si ricordano le immagini più crude e l'idea di fondo che lo sostiene, ma si fa fatica a ricordare chi fossero i protagonisti o attraverso quali personaggi si sia arrivati alla conclusione.

É uno di quei romanzi che colpiscono più per l'argomento trattato che per la forza del racconto. L'orrore rimane impresso, la storia molto meno.

Per questo motivo considero Bambini in gabbia una lettura interessante e sicuramente non trascurabile, soprattutto per chi ama il noir sociale britannico più cupo. Non è uno di quei libri che continuano a vivere nella memoria grazie ai loro personaggi o alla loro costruzione narrativa. Finita la lettura, resta soprattutto la sensazione di aver osservato qualcosa di profondamente sbagliato e inquietante, più che il ricordo di una grande storia.



domenica 25 ottobre 2026

 

Assurdo Universo


Autore: Fredric Brown

Traduttore: A. Mandrini

Editore: Meridiano Zero

Numero di pagine: 188 p.

EAN: 9788882374617




Di cosa parla

Keith Winton lavora nel mondo delle riviste di fantascienza e conosce bene le fantasie che popolano le pagine dei pulp magazine. Un giorno, però, qualcosa va storto durante un esperimento e la sua vita prende una piega impossibile.

Da un momento all'altro si ritrova in una realtà che sembra modellata proprio sulle storie che pubblica per mestiere. Viaggi spaziali, civiltà extraterrestri, conflitti interplanetari e invenzioni improbabili fanno parte della quotidianità. Per Keith, capire dove si trova è già abbastanza difficile; trovare la strada per tornare a casa lo sarà ancora di più.



La recensione di un libro a sera (da Barbara)


Impressioni di lettura

Ci sono romanzi che invecchiano e romanzi che conservano intatto il piacere dell'invenzione. Assurdo universo appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

La prima cosa che colpisce è l'entusiasmo con cui Brown racconta la storia. Non perde tempo in lunghe spiegazioni scientifiche e non cerca di impressionare il lettore con dettagli tecnici. Preferisce stupire, divertire e mantenere costante il senso di scoperta.

Leggere questo libro è un po' come aprire una vecchia rivista pulp e trovarla improvvisamente viva. Ogni volta che la trama sembra aver raggiunto il limite dell'assurdo, Brown riesce a spingersi ancora oltre, aggiungendo nuove idee e nuove sorprese senza perdere il controllo della narrazione.

Ciò che rende il romanzo particolarmente piacevole è il suo atteggiamento giocoso. L'autore prende molti degli stereotipi della fantascienza classica e li usa come materiale per costruire un'avventura autentica. Non è una parodia feroce, ma piuttosto una dichiarazione d'amore verso quel tipo di immaginario.

Da lettore moderno si rimane sorpresi nel vedere quanto il tema degli universi alternativi venga trattato con naturalezza. Oggi il concetto è ovunque, tra cinema, serie TV e fumetti; nel 1949 aveva ancora il sapore della pura meraviglia.

Un altro aspetto che ho apprezzato è il ritmo. Superate le prime pagine, il racconto procede con energia e riesce a mantenere viva la curiosità fino alla conclusione. È uno di quei libri che si leggono con il sorriso, desiderosi di scoprire quale nuova assurdità ci aspetti dietro l'angolo.


Perché vale ancora la pena leggerlo

Chi cerca una fantascienza cupa o particolarmente realistica potrebbe trovarlo distante dai gusti moderni. Chi invece ama l'immaginazione sfrenata, le idee brillanti e lo spirito delle riviste pulp troverà un piccolo tesoro.

Più¹ che un semplice romanzo sugli universi paralleli, Assurdo universo è una celebrazione della fantasia e del piacere di raccontare storie.


Giudizio personale

Voto: 9/10

Fredric Brown dimostra che non servono centinaia di pagine o complicate teorie scientifiche per creare meraviglia. Bastano una buona idea, molto talento e la voglia di divertirsi insieme al lettore.


giovedì 16 luglio 2026

 

Memorie di Hammerfalls


Autore: J. Reed

Editore: LFA Publisher

Anno edizione: 2026

Numero di pagine: 272.p

EAN: 9788833439679





Melody Kovalevsky non ha mai avuto una vita semplice: a scuola è un bersaglio, a casa un peso, e nella cittadina di Hammerfalls ogni errore diventa un marchio. Quando tutto sembra crollare, un gruppo di ragazze la sorprende con un gesto inatteso. È l’inizio di un legame fragile e prezioso, fatto di confidenze, risate e piccole attenzioni che, in quel lungo inverno, scaldano più di quanto Melody voglia inizialmente ammettere. Ma Hammerfalls non è un luogo innocente. Sotto la neve e i sorrisi di facciata si muovono voci, segreti e ombre che sembrano seguirla ovunque. Ricordi confusi, sogni troppo vividi, dettagli fuori posto e una serie di eventi inquietanti iniziano a intrecciarsi, come se qualcuno stesse cercando di farle ricordare ciò che lei ha imparato a dimenticare. Tra nuove amicizie e un passato che torna a bussare, Melody dovrà trovare il coraggio di fidarsi e di guardare in faccia la verità. Perché a volte crescere significa proprio questo: scegliere chi essere, anche quando il mondo ha provato a spegnerti.



La recensione di un libro a sera (da Erika)


Un romanzo che pulsa di vita e ombra

La forza di Memorie di Hammerfalls sta nella sua capacità di rendere tangibile la fragilità umana. Melody Kovalevsky è un personaggio che rimane addosso: non perché sia perfetta, ma perché è vera. Le sue paure, i ricordi spezzati, la fame che stringe lo stomaco, la solitudine che diventa eco… tutto è narrato con una delicatezza che non addolcisce, ma amplifica.

Hammerfalls è un luogo che sembra respirare: neve che copre e nasconde, sorrisi che proteggono e tradiscono, voci che sussurrano verità che Melody non è pronta a ricordare. È un ambiente narrativo costruito con una precisione quasi cinematografica, dove ogni dettaglio è un indizio, ogni atmosfera un presagio.

La scrittura di J. Reed: una lama e una carezza

Lo stile di J. Reed è intenso, evocativo, profondamente empatico.

  • Le frasi sono scolpite con una cura che non si nota subito, ma si sentono. Ironiche, dolci, decise.

  • I dialoghi sono essenziali, mai superflui, sempre carichi di sottotesto che sembra gentile, ma contiene una verità affilata.

  • Le descrizioni non rallentano: avvolgono il lettore immergendolo nei luoghi della storia.

  • La psicologia dei personaggi è trattata con una maturità rara, senza mai cadere nel melodramma.

È una scrittura che sa essere poetica senza perdere concretezza, che sa essere dura senza diventare cinica. Una scrittura che accompagna Melody senza giudicarla, lasciando che sia il lettore a scoprire, pezzo dopo pezzo, cosa significa davvero sopravvivere.

Perché questo libro colpisce così tanto

  • Melody è una protagonista che non si dimentica: fragile, combattuta, luminosa proprio nelle sue crepe.

  • Hammerfalls è un microcosmo perfetto per un noir psicologico: freddo, vivo, inquietante.

  • Le amicizie che nascono nel romanzo sono tra le più belle e credibili lette negli ultimi anni: non salvano, ma scaldano il cuore del lettore. 

  • Il mistero che avvolge la memoria di Melody è gestito con maestria, senza fretta, senza forzature.

  • La tematica della crescita è trattata con una sincerità che commuove: crescere non è diventare forti, è scegliere chi essere.

In sintesi

Memorie di Hammerfalls è un romanzo che vibra. Un viaggio nella mente, nel dolore, nella speranza. Una storia che parla di identità, di coraggio, di verità — e di quanto possa essere difficile guardarla in faccia.

È uno di quei libri che, una volta chiuso, lascia una scia: un pensiero che torna, un’immagine che resta, una domanda che non smette di bussare.













mercoledì 15 luglio 2026

 

Il persecutore




Autore: Ian Rankin

Traduzzione: Isabella Zani

Editore: Longanesi

Anno edizione: 2011

Numero di pagine: 471 p.

EAN: 9788830428331





Sinossi


Si chiama Malcolm Fox e il suo nome è fra i più odiati della polizia di Edimburgo. Perché i criminali su cui indaga sono soggetti molto particolari. Sono altri poliziotti. Fox è l'astro nascente della sezione Disciplinare, meglio conosciuta come la Lamentele. Indagare sui reati commessi dai suoi stessi colleghi gli ha procurato molti guai, soprattutto da quando è riuscito a far incriminare il detective Glen Heaton, accusato di corruzione. Nella vita privata non ha lo stesso successo: ha alle spalle un matrimonio fallito nel giro di pochi mesi per i suoi problemi con l'alcol, un padre affidato a una costosa casa di cura di cui lui stesso paga la retta e una sorella che lo preoccupa, soprattutto per la sua relazione con un poco di buono che la picchia. Fa da sfondo una Edimburgo stravolta dagli interminabili lavori per la costruzione della linea tranviaria, dove altri enormi cantieri edili fanno i conti con la recessione e la crisi economica internazionale. Gli speculatori rischiano di perdere ogni cosa e sono disposti a tutto pur di salvarsi. Proprio ora che le attenzioni di Fox sono concentrate su un giovane collega sospettato di far parte di una rete di pedofili, uno degli operai di quei cantieri viene trovato morto. È il compagno di sua sorella. Ed è stato brutalmente ucciso. Questa volta, la sfida che Malcolm Fox ha davanti sembra essere la più pericolosa... 



La recensione di un libro a sera (da Erika)


Il persecutore è un thriller che lavora più sulla tensione psicologica che sull’azione. Rankin costruisce un romanzo dove la paura non è solo un’emozione, ma un ambiente: si respira nelle strade, nei silenzi, nei pensieri dei personaggi. Rebus è il fulcro della storia, con la sua capacità di vedere oltre le versioni ufficiali e di cogliere ciò che gli altri ignorano.

Il romanzo funziona soprattutto quando esplora la mente del presunto perseguitato, mostrando quanto sia sottile la linea tra vittima e carnefice. Meno efficace quando si perde in sottotrame che non sempre trovano una risoluzione soddisfacente.

Resta comunque un’opera intensa, cupa e ben costruita, ideale per chi ama i thriller che non si limitano al “chi è stato?”, ma scavano nel “perché succede?” e nel “cosa significa davvero avere paura?”.


Stile di scrittura


Rankin adotta uno stile ruvido, essenziale e profondamente atmosferico.

  • Le descrizioni di Edimburgo sono taglienti, quasi cinematografiche, e creano un senso di inquietudine costante.

  • I dialoghi sono asciutti, spesso ironici, con quella vena di sarcasmo tipica di Rebus.

  • La narrazione alterna ritmo serrato e momenti più lenti, dedicati alla psicologia dei personaggi.

  • Rankin non indulge in spiegazioni: preferisce lasciare che il lettore colga i dettagli tra le righe, costruendo tensione attraverso omissioni e silenzi.

Il risultato è un thriller che non punta solo all’azione, ma alla percezione distorta e alla fragilità emotiva dei protagonisti.


Pro e contro


Punti di forza

  • Atmosfera potente: Edimburgo diventa un personaggio a sé, cupo e pieno di ombre.

  • Indagine psicologica: il romanzo esplora la paranoia, la paura e la manipolazione con grande sensibilità.

  • Rebus in forma: il suo cinismo, la sua umanità e il suo metodo poco convenzionale rendono ogni scena viva.

  • Tensione crescente: la storia si stringe attorno al lettore come una morsa, senza mai perdere intensità.


Debolezze

  • Ritmo irregolare: alcune parti centrali rallentano, con molte riflessioni interne.

  • Trama non sempre lineare: la struttura frammentata può confondere chi cerca un thriller più diretto.

  • Finale ambiguo: non offre una chiusura completamente netta, lasciando spazio a interpretazioni.

  • Personaggi secondari meno incisivi: alcuni rimangono sullo sfondo senza svilupparsi pienamente.


venerdì 27 febbraio 2026

 

Il fantasma dell’isola



Autrice: Martha Attema

Casa editrice: Mondadori

Collana: Junior Giallo

Anno di pubblicazione: 2000

Numero di Pagine: 140

ISBN / EAN: 9788804482802

Età di lettura: young adult







Questo romanzo trae spunto dalla storia di Rikts, una leggenda della Fresia (Paesi Bassi). Della storia di Rixts esistono numerose varianti. L'autrice ne ha accolta una, e attorno ad essa ha sviluppato un romanzo. Tutto comincia in un pomeriggio di pioggia e vento: dopo la scuola, Rikst e una sua amica scoprono un corpo sulla spiaggia. I due ragazzi sono spaventati: da dove viene? E soprattutto è solamente un corpo morto o è veramente il fantasma di Rixts, la terribile strega? 




La recensione di un libro a sera (Da Monica)


Il fantasma dell’isola è uno di quei romanzi che ingannano con semplicità: si presenta come un giallo per ragazzi, con un corpo sulla spiaggia, un’isola che sembra trattenere il fiato e una leggenda che ritorna come un’eco. Ma basta poco per accorgersi che Martha Attema sta lavorando su un piano diverso, più intimo e più sottile. Il mistero è un pretesto: ciò che davvero interessa all’autrice è il modo in cui una famiglia custodisce le proprie crepe, e come una ragazza impari a guardare oltre ciò che le viene raccontato.


Personaggi che crescono “in diagonale”


Rikst è una protagonista credibile proprio perché non è costruita per essere eroica. È curiosa, impulsiva, a tratti ingenua, ma sempre attraversata da una sensibilità che la porta a interrogarsi più sulle persone che sugli indizi. Attema la tratteggia con mano leggera: non la spiega mai, la lascia emergere dai gesti, dai silenzi, dalle intuizioni che le sfuggono e poi ritornano.

Gli adulti che la circondano non sono figure monolitiche: sono fragili, contraddittori, spesso più spaventati dei ragazzi stessi. È qui che il romanzo trova la sua profondità: nella consapevolezza che crescere significa scoprire che gli adulti non sono custodi della verità, ma esseri umani che cercano di sopravvivere alle proprie ombre.


Un’isola che respira


L’ambientazione è semplice, quasi essenziale, ma funziona proprio per questo. L’isola frisona non è descritta con abbondanza di dettagli, eppure la si percepisce: il vento che cambia direzione, la spiaggia che sembra sempre sul punto di rivelare qualcosa, le case che trattengono più storie di quante ne mostrino. È un luogo che non invade la narrazione, ma la sostiene, come un basso continuo.


Una scrittura scorrevole che non banalizza


La prosa di Attema è limpida, diretta, senza compiacimenti. Scorre veloce, ma non è mai superficiale. Ogni scena ha un ritmo preciso, ogni dialogo porta un peso emotivo che si avverte anche quando non viene esplicitato. La traduzione italiana restituisce bene questa essenzialità: non appesantisce, non smussa, mantiene quella naturalezza che permette al lettore di entrare nella storia senza attriti.



Un giallo che parla di ciò che non si dice


Il romanzo funziona come giallo, certo: c’è tensione, ci sono sospetti, ci sono adulti che nascondono più di quanto ammettano. Ma il cuore è altrove. È un libro che parla di ciò che resta taciuto nelle famiglie, di come i segreti si insinuino nelle relazioni, di come la verità — quando arriva — non sia mai un colpo di scena, ma un lento riassestarsi dello sguardo.

Attema costruisce un percorso di crescita che non ha bisogno di grandi rivelazioni per essere incisivo. Basta un dettaglio, un gesto, una frase detta a metà per far capire che Rikst sta cambiando, che sta imparando a vedere davvero.




lunedì 16 febbraio 2026

 

Josée, la tigre e i pesci


Autrice: Seiko Tanabe

Traduttori: Matteo Cremaschi, Davide Campari, Alessandro Colombo

Editore: Edizioni BD

Anno edizione: 2021

Numero di pagine: 196 p., Brossura

ISBN: 9788834906361








Tsuneo è uno studente universitario e Josee, che usa questo nome fittizio ispirandosi alla protagonista del suo libro preferito, una ragazzina che raramente esce di casa da sola a causa dell'incapacità di camminare causata da una paralisi cerebrale. I due si incontrano per caso quando Tsuneo, camminando per la città, salva Josee da un incidente mortale. Stringendo amicizia con la ragazza e la nonna, Tsuneo riuscirà piano piano a farsi strada nella vita della ragazza, riuscendo ad abbattere i muri in cui lei stessa si è rinchiusa.




La recensione di un libri a sera (da Roberta)


Leggendo questa raccolta di racconti di Seiko Tanabe, pubblicata da Edizioni BD nel 2021, ci si accorge subito di una cosa: chi arriva qui aspettandosi la storia dell’anime o del manga omonimo rischia un brusco risveglio. Il racconto che ha ispirato il film c’è, ed è probabilmente il più riuscito insieme al primo, ma il resto del volume si muove in tutt’altra direzione. E forse è proprio questo scarto che spiazza molti lettori.

Tanabe non costruisce storie “romantiche” nel senso a cui siamo abituati. Non cerca l’incanto, non cerca la catarsi. Le sue protagoniste, perché sono quasi sempre donne, osservano il mondo delle relazioni con un realismo tagliente, a volte crudele, altre volte semplicemente disilluso. È una sensibilità nipponica molto precisa: asciutta, pragmatica, poco incline al sentimentalismo. L’amore, quando c’è, è un lampo che serve più a illudersi che a trasformarsi davvero.

Si nota nel suo tono: una sorta di malinconia piatta, quotidiana, che non esplode mai ma rimane lì, come un velo grigio sulle cose. Io l’ho percepita allo stesso modo. Le coppie che Tanabe racconta sembrano spesso impegnate in una recita: matrimoni che funzionano solo in superficie, relazioni che si tengono in piedi per convenzione, donne che cercano conferme fuori dalla coppia perché dentro non trovano più nulla. Lui come stampella, lei come guscio vuoto. Una dinamica che, pur appartenendo a un contesto giapponese, ricorda molto certe facciate sociali che vediamo anche da noi.

È un libro che non consola. Non è nemmeno un libro che ferisce. Rimane in quella zona intermedia in cui la vita appare per ciò che è: imperfetta, ripetitiva, a volte un po’ triste.

Alcuni lettori hanno trovato questa scelta stilistica elegante e coerente; altri l’hanno percepita come monotona o priva di slancio emotivo. Io mi colloco in mezzo: non posso dire che mi abbia conquistato, ma nemmeno che mi abbia deluso del tutto. Mi è sembrato piuttosto un libro che manca di qualcosa, forse di calore, forse di un punto di vista più rischioso, ma che allo stesso tempo restituisce un ritratto onesto, quasi chirurgico, delle relazioni umane.

Se ci si avvicina aspettandosi la magia dell’anime, si rimane spiazzati. Se invece lo si legge come un piccolo atlante della disillusione sentimentale giapponese, allora Tanabe mostra una voce precisa, riconoscibile, anche quando non completamente coinvolgente.